sabato 10 dicembre 2016

L'albero del bene e del male

L'albero del bene e del male

Mi sono sempre chiesto quale fosse il significato di quella storia della genesi anteposta a tutto come preposizione fondamentale dell'essere umano.
E' difficile trovare una risposta nel testo e anche l'esoterismo con tutte le sue complicazioni cabalistiche di certo non aiuta,sembra aggiungere veli e non toglierne.
Così ho provato a dare un'interpretazione personale che in fondo dispiace anche a me.
La domanda fondamentale dell'uomo,perchè esiste il male?  è solo comprensibile alla luce dell'esperienza personale.
Il male esiste perchè esiste il bene,o meglio la coscienza di esso.
Il paradiso terrestre non esiste,o meglio il paradiso consiste nel non conoscere il bene.
L'uomo come animale non soffre e non gode,dovete sapere che la stragrande maggior parte degli animali non fanno sesso per il piacere.
Spesso si mormora che il peccato originale sia coinciso con il sesso,questo è solo parzialmente vero,il peccato originale è coinciso con il piacere.
Per questo la religione cattolica ne è allergica.
Il piacere è stato il primo atto di coscienza dell'uomo,o meglio della donna che per prima secondo il racconto biblico ne è stata consapevole e ha offerto la mela all'uomo.
Mi sembra di vedere una ragazza primitiva che si tocca (mangia la mela) e poi va dall'uomo e incomincia a ''farsi toccare'':la passività femminile'' è coscienza di piacere,il lasciar fare all'uomo è abbandonarsi al piacere.
La femmina non avendo un moto androgenico di spinta conosce il sesso non come soddisfazione di impulso ma come ingresso del piacere nel proprio corpo.
Il piacere è la prima forma di astrazione della mente umana, la prima forma di consapevolezza in cui l'atto viene separato dal contenuto di coscienza dell'atto.
A questo punto il gioco è fatto,l'uomo e la donna si abbandonano al sesso per il piacere e non per l'impulso,questo è l'inizio della coscienza.
Ma dopo il piacere c'è il vuoto del grigiore di un'esistenza animale,ovvero la sofferenza,il parto tutte cose che sono inevitabili ad una condizione animale.
Allora l'uomo che fa?
Si raffina mentalmente al solo scopo di ricrearlo,si sente nudo, (a modo suo prova una forma di disgusto per sè stesso che poi diventa la sua fonte principale di piacere,è il piacere stesso la foglia di fico che pone sulla sua nudità,la vergogna si trasforma in eccitazione e viceversa),incomincia a raffinarsi,incomincia a cuocere la carne,e a creare cibi raffinati,immagina un Dio o degli dei che passano tutta la loro vita a gozzovigliare serviti da Ebe.
Ovviamente questa è la via femminile alla coscienza.
Il maschio tendenzialmente monoteista in ragione del fatto che il suo impulso,a differenza di quello femminile,non si è ancora raffinato del tutto (se si raffinasse del tutto lo schema di riproduzione si interromperebbe) prende piacere nell'apertura dei segreti della mente,per lui il piacere è solo la porta d'ingresso ad un mondo che è il suo vero piacere.
Gli uomini non lo ammetteranno mai,ma il sommo piacere per loro non è fare sesso,ma creare.
Gli uomini incominciano a creare,inventano la scrittura,scrivono poesie (poiesis= creare),creano di tutto,anche strumenti di morte e tortura lontani anni luce dal piacere,ma l'importante è dare forma al vasto iperuranio di possibilità,concretizzare l'immagine effimera di un pensiero,migliorarlo,colloquiare con la realtà vedendo se risponde alle nostre astrazioni,prima senza successo, (la magia) poi con successo:la matematica la fisica,io penso una teoria faccio un'esperimento e la materia mi risponde si mostra simile anche se non identica a ciò che ho pensato.
Ma tanto più l'uomo si raffina ed esce dalla sua condizione animale,e tanto più gli si palesa l'immensità che lo allontana dagli dei.
La donna persa nell'atroce ricerca di un piacere sempre superiore si abbandona alla follia e incomincia a chiedere all'uomo di contenerla di rianimalizzarla.
Da ciò si capisce il piacere che traggono soprattutto le donne dall'essere legate (bondage-shibari).
L'uomo per contro conserva un'istinto che è ancora animale nella misura in cui è più legato al bisogno che non al piacere.
Ma l'uomo avendo una sessualità così limitata cerca rifugio nella perversione che decontestualizza il piacere e lo pone su di un piano astratto e concettuale.
Oppure ignora il piacere per abbandonarsi alla creatività.
Torniamo alla domanda originale,che cos'è il male?
Il male è la distanza tra ciò che abbiamo esperito una volta e ciò che esperiamo quotidianamente.
L'eroinomane diventa amorale,uccide anche sua madre pur di riavere il piacere originario.
Le religioni spingono abilmente questo ritrovato diabolico (il serpente) nell'alto dei cieli promettendo Uri, Valchirie,e Beatrici lasciando le croci qua invitandoci ad accettarle e a tenercele.
Ma l'uomo e ancor più la donna sono spacciati,così come il desiderio del denaro è all'origine della povertà,la memoria o la ricerca del piacere sono all'origine del dolore.
Non c'è piacere che possa colmare il desiderio umano.
Allora ecco l'illuminazione,niente può colmare il desiderio del piacere perchè siamo immensamente vuoti sentenzia il Buddha,per cui il piacere non va rifiutato,va lasciato cadere nel pozzo infinito della nostra non-essenza.
Sciogliendo l'illusione dell'io l'uomo lascia cadere tutte le esperienze coscienti nel pozzo del vuoto da cui non faranno più ritorno e se ne libera definitivamente.
Il serpente è sconfitto,ha morso la sua stessa coda,è diventato uroboro sigillo dell'infinito.



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