venerdì 29 luglio 2016

Pudore e amore romantico di Yukio Mishima

SUL PUDORE
Lezioni Spirituali per Giovani Samurai, Yukio Mishima


Solitamente il pudore viene considerato una caratteristica femminile. Ormai è divenuto una remota leggenda, ma un tempo si pensava che la virtù ed il fascino femminili fossero associati ed alimentati dal pudore, come dimostra l'immagine di Venere, rappresentata nell'atto di celare con verecondia il seno.

Il pudore maschile, al contrario, è sempre stato negletto. Un tempo solo gli inglesi contendevano al nostro popolo il primato nella timidezza e nella pudicizia. E' proverbiale, ad esempio, l'atteggiamento di elegante imbarazzo che assumono gl' inglesi quando rimangono per ore seduti senza parlarsi perché nessuno li ha presentati. Vi è forse in questo una componente di orgoglio,ma la causa principale è la loro peculiare timidezza.

Purtroppo mi accorgo dolorosamente che dal dopoguerra è scomparso in Giappone non solo il pudore femminile ma persino quello maschile. Non posso limitarmi a lamentare questa tendenza del mondo moderno.

Perché io stesso, a mia insaputa, sono influenzato dall'epoca in cui vivo e sto gradualmente perdendo il mio pudore maschile.Me ne accorsi quando mia moglie partorì per la prima volta ed io rimasi nella clinica in ansiosa attesa; e quando finalmente il bambino venne alla luce, mi precipitai ad un telefono pubblico per comunicare a mio padre la nascita del suo primo nipote, ma dimenticai ripetutamente d'inserire la moneta da dieci yen e non riuscii a comunicare. Quando infine mi ricordai della moneta e potei parlare con lui, fui stupito dalla sua voce imprevedibilmente aspra. Non sembrava affatto felice della notizia.In seguito ne compresi il motivo: mio padre è un uomo nato nell'era Meiji, e ha un pudore d'altri tempi. Si vergognava persino del fatto che suo figlio fosse andato in clinica ad attendere che la moglie partorisse. Un figlio che aveva raggiunto il massimo della spudoratezza telefonandogli con voce emozionata dalla clinica. Un uomo giapponese, quando la moglie partorisce, dovrebbe celare i suoi sentimenti, uscire con gli amici o comunque fingere indifferenza. E questo, ritengo, non per un senso di disprezzo verso la donna, bensì per il timore e il trepido rispetto verso un dominio prettamente femminile, ed anche per un atteggiamento di sfida mascherante una certa timidezza virile. Gli uomini dell'epoca Meiji non osavano camminare a fianco di una donna. Molti di loro precedevano sempre di qualche passo la loro compagna, per non essere giudicati dei viziosi, e si vergognavano persino di passeggiare al fianco della moglie.

Probabilmente non era una consuetudine peculiare di noi giapponesi: nel dopoguerra s'è radicata la tendenza ad attribuire immancabilmente simili comportamenti alle inveterate usanze feudali del nostro paese, ma ricordo un episodio analogo di un indimenticabile vecchio film americano. Non rammento il titolo, ma ricordo che era interpretato da Gary Cooper, e narrava la vita semplice e avventurosa di un uomo del West. Il protagonista rifiutava ripetutamente le profferte amorose di una ragazza capricciosa e prepotente e, pur essendone innamorato, fingeva indifferenza, e quando lei lo baciava si puliva le labbra con il dorso della mano. Nell'ultima scena la ragazza baciava le labbra ormai esangui dell'amato morente, ed il suo dolore era forse accresciuto dal pensiero chela morte impediva all'uomo di ripulirsele con il dorso della mano. Suppongo che tra i giovani giapponesi moderni non vi sia nessuno così stolto da pulirsi rapidamente le labbra dopo essere stato baciato da una donna.Tuttavia questa forma di pudore è strettamente associata alla virilità. Un elemento indispensabile dell' amore romantico era che l'uomo e la donna mantenessero rigorosamente le distanze, e che, sebbene profondamente innamorati, non rivelassero apertamente i loro sentimenti. Tale comportamento esercitava una notevole influenza sull' intera gamma dei sentimenti: nei tempi antichi si riteneva che mostrare un'ostentata insofferenza fosse la massima espressione dell'amore.

Ai nostri tempi un simile modo di comportarsi sopravvive soltanto tra i bambini che tendono inconsapevolmente a manifestare ostilità proprio nei confronti delle bambine da cui più si sentono attratti: ma a sei o sette anni sono già uomini della nostra epoca, così lontana dall'era Meiji. I rapporti tra l'uomo e la donna, a causa dell'influenza americana, sono diventati artificiosamente paritari, e si manifestano in una reciproca e assolutamente disinibita espressione dei propri sentimenti amorosi. Persino il pudore femminile viene considerato un retaggio feudale, in grado di nuocere alla parità tra i sessi: più il ritegno femminile dilegua, più svanisce anche il pudore virile, come l'impronta dell'alito sul vetro, così uomini e donne, tanto disinvolti nel manifestare i propri desideri, hanno perduto le loro simboliche caratteristiche sessuali,e la nostra si avvia a divenire l'epoca della cosiddetta neutralità.II pudore non si manifesta soltanto nell'ambito della sessualità. Noi giapponesi stiamo gradualmente perdendo l'abitudine di offrire regali dicendo: << è soltanto una cosa da nulla >>, << è un oggetto insignificante >>.

Abitudini di stile americano si sono ovunque diffuse. E abbiamo l'impressione di vivere in un'epoca di vasta libertà e di estesi diritti individuali. La nostra è un'epoca in cui, basandosi sulla libertà di parola, ciascuno si sente autorizzato a sostenere a gran voce le proprie opinioni immature o insulse, dimenticando ogni doveroso riserbo. La gente esprime ormai senza più alcun ritegno le proprie idee, persino sulla politica.

Quando i giovani cresciuti nel dopoguerra vomitano baldanzose sentenze, gli adulti li ascoltano con ammirazione credendo che essi rappresentino la nuova immagine dell'uomo giapponese; anche noi, da giovani, avevamo idee simili alle loro, ma un indicibile pudore ci impediva di esprimerle, e non avevamo la sfrontatezza di ostentare di fronte agli adulti le nostre giovani, immature opinioni. La tentazione di pavoneggiarci veniva contrastata da un sentimento d'inferiorità, e un profondo orgoglio combatteva con l'irrefrenabile desiderio di essere valutati.Se osserviamo il modo in cui i giovani moderni esprimono le proprie opinioni, appare evidente che la mancanza di pudore deriva in loro dalla scarsa attitudine a riflettere.Una ragazza m'inviò un giorno una cartolina con questo messaggio: << Per essere uno scrittore sei un ignorante e un incolto: hai accumulato più di venti errori di ortografia in una sola pagina. Correggili immediatamente >>. Non solo quella ragazza non conosceva l'ortografia classica, ma non si soffermò neppure un istante a riflettere sulla propria ignoranza.

Il pudore sessuale sarebbe invece, secondo il marchese di Sade, una semplice questione geografica: infatti in una certa regione del mondo le donne si vergognano a mostrare il seno, in un'altra le parti intime, altrove i piedi. A questo proposito ricordo un episodio delle Memorie di Casanova: trovandosi in un paese arabo, tentò inutilmente per tutta una notte di irretire una donna del luogo, senza neppure riuscire a toglierle il velo nero ed a rubarle un bacio: lamentatosi con un amico di quello che considerava l'unico smacco della sua vita, fu deriso per la sua ignoranza: non sapeva infatti che le donne arabe acconsentivano con facilità a concedere la parte inferiore del corpo, ma rifiutavano incrollabilmente i baci. Persino le donne giapponesi, quando il pudore era molto vivo tra loro, non esitavano ad allattare in pubblico o a prendere il bagno nude insieme agli uomini. Ma il pudore non riguarda soltanto una parte del corpo, è un problema culturale e spirituale. Sono fermamente convinto che l'amore romantico dilegui con la scomparsa del pudore; d'altronde, finché esisterà un essere umano,il senso del pudore riapparirà, prima o poi, sotto una forma imprevedibile.

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